Una strana storia tutta italiana, quella di Ceccano e il β-HCH

Ebbene, non ci ho dormito! Davvero un post da togliere il sonno, quello di ieri sera su facebook da parte di “Ceccano 2012”! Quella sul beta esaclorocicloesano (β-HCH), e dire che l’avevo quasi dimenticata, io e i mie problemi quotidiani, io e la mia voglia di andarmene a vivere in un altro posto. Ma intanto sono ancora qui, con le mie figlie, in bilico tra passato e futuro: tra un passato fatto di politica “ascoltata”, anche appassionata, che parlava di “tende sul fiume”, sit-in e proteste per difendere l’ambiente in un paese che già non era più puro (chi lo ha fatto dovrebbe tornare a raccontare…) e un futuro di politica forse da fare, senza più deleghe! Bisogna dar merito a chi in questi anni si è battuto per la salute pubblica, per la salute del cittadino, sollecitando controlli ed accertamenti ( su questioni importanti come quelle dell’ ex Annunziata, dell’acqua comunale e delle falde in profondità, del depuratore ASI, della discarica di via A. Sante), perché si avviassero indagini scientifiche su eventuali correlazioni tra lo sviluppo abnorme del cancro a Ceccano e l’inquinamento ambientale; bisogna dar merito a “Ceccano 2012” , che mostra oggi di saper fare e fare politica vera, quella che serve al cittadino. Forse non è più il momento di delegare, forse è il momento di dire la nostra, ciascuno come lo sa fare. Quella sul beta esaclorocicloesano è , ancora,una cosa molto seria : l’emergenza è del 2005, quando viene trovato nel latte di un’azienda agricola in livelli superiori a quelli previsti dalla legge; si individua, in seguito, un inquinamento ambientale di ampia estensione legato alla contaminazione del fiume Sacco; seguono controlli e viene dichiarato lo stato di lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nel bacino del fiume Sacco, prorogato fino al 2009( i comuni interessati nella provincia di Frosinone sono Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino), mentre Ceccano non compare. Nel 2010 i controlli, finalmente, sono estesi anche al nostro paese e vengono effettuati su un campione della popolazione: ebbene,ma ad oggi, “ a due anni di distanza, come ci ricorda ‘Ceccano 2012’, i risultati della campionatura restano un arcano indecifrabile, anche per coloro che sono stati sottoposti ai test”. E’ proprio una strana storia tutta italiana, quella di Ceccano e il β-HCH, come titola l’articolo di “Ceccano 2012. Idee in movimento”. Allora , chi sa dica e chi deve fare faccia! E’ ancora una volta il cittadino che chiede.

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Scrive Angelica

C’era una volta un fiore che era molto felice quando aveva un posto sulla pianta, mentre era ancora un bocciolo. Quando a primavera sbocciò, arrivò una strega che gli mandò una maledizione. A primavera passò una coccinella che si fece una tana sotto il fiore. Diventò inverno e quando era inverno la maledizione incombeva. La coccinella chiese al fiore: ” perchè piangi?” Il fiore le rispose :” Sono triste perchè ho avuto una maledizione da una strega.” la coccinella allora ebbe un’idea : lo fece ridere e la maledizione si ruppe. I due diventarono amici e vissero felici e contenti.

Che a tutti noi possa sempre capitare di incontrare una coccinella!

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Riflessioni sul fare politico

Storicamente la democrazia nasce ad Atene, ma nasce, come dire “imperfetta”, in quanto non accompagnata dall’effettiva uguaglianza di diritti e doveri di tutti i cittadini; anche con Clistene, erano in pochi coloro che potevano permettersi di non lavorare per “fare i politici”. E oggi? La democrazia è basata davvero sul diritto di tutti i cittadini meritevoli a partecipare all’attività politica? Nell’antica Roma il magistrato era tenuto a render conto delle sue azioni al senato e al popolo e la popolazione poteva intentare cause contro il mal governo: pensiamo a Cicerone che  sollecitato dai Siciliani denuncia pubblicamente Verre. Il problema oggi è che abbiamo troppo delegato e lasciato fare;occorre tornare i piazza e chieder conto ai nostri politici di ciò che  hanno fatto o che non hanno fatto.Chi ha fatto ha la coscienza a posto, chi non ha fatto e per di più non risponde dovrebbe avere la decenza di lasciar perdere: la politica, quella con la P maiuscola non fa per lui.

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Il fiocco di neve che ha fatto traboccare il vaso

 Il sistema Italia è in crisi e si vede, anzi è proprio da buttare. Chi fino ad ieri credeva di saper fare, ha mostrato la sua inadeguatezza : i tecnici, i politici, gli amministratori di questo paese sono lontani anni luce del cittadino , non ne comprendono e non ne conoscono le esigenze reali. L’emergenza neve, come del resto tutte le situazioni di difficoltà che stiamo vivendo da qualche tempo, mostrano il vero volto di una classe politica impreparata, e non solo, arroccata sui propri privilegi, una classe politica davvero “senza qualità”. A Ceccano, in particolare, l’incapacità delle istituzioni di fronte a tale emergenza , sia pur eccezionale e di portata, è stata davvero pesante da digerire da parte del cittadino che si aspetta dalle istituzioni e dalla politica servizio e assistenza. Il tutto ha avuto dell’incredibile. Nell’era della comunicazione globale abbiamo avuto “il silenzio globale”; in uno scenario tra il favoloso e il catastrofico al black-out di luce elettrica, al freddo per mancanza di riscaldamento, al silenzio della rete telefonica ( impossibili anche le chiamate d’emergenza dai cellulari), si è associato il silenzio delle istituzioni. Mai cittadino lasciato più solo, mai amministratori più assenti, a fronte dell’incapacità di organizzare e gestire il servizio di assistenza: nessun pubblico proclama, nessuna informazione, nessuna iniziativa… Quello che è accaduto con l’emergenza neve a Ceccano spiega in maniera trasparente come gli amministratori siano dediti per lo più ad una politica di quartiere, ad una politica “ a contrade”, là dove nasce l’uomo politico ceccanese! Ed è qui, dalle contrade,  che bisognerebbe andare chieder ai cittadini come è andata veramente, invece di proclamare a gran voce che tutto è andato bene, autoincensandosi. Noi, in via Paolina, siamo stati per ben quattro giorni senza luce, acqua e riscaldamento, completamente isolati. Le istituzioni sono arrivate dopo tre giorni di isolamento, quando si è materializzata una camionetta dei carabinieri, per giunta del Comando di Frosinone, che scortava uno spalaneve per rimuovere la neve dalla strada comunale e per impedire che lo stesso si dedicasse allo sgombero di uscite private: cosa ci si aspetta di trovare in campagna, appartamenti a ridosso della pubblica piazza? Come fa un malato , come fanno famiglie con bambini ad uscire da un viale ricoperto da ottanta centimetri di neve? Pur volendolo fare a titolo privato, tutto era stato requisito da un’istituzione che fa la voce forte solo quando gli fa comodo, lascia il cittadino solo e che “ripulisce “,in modo inspiegabile e insindacabile, a macchia di leopardo, laddove forse il consenso elettorale è maggiore.

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La proposizione infinitiva

N.B. Per la versione di domani occorre ripassare :

-le infinitive e gli infiniti( ci sono tutti: presente, passato e futuro);

-il cum e il congiuntivo ( attenzione, ci sono anche le forme passive del congiuntivo);

- il participio presente;

- ut e congiuntivo;

- gli infiniti di sum ( presente: esse; perfetto:fuisse; futuro: futurum-am-um esse oppure fore : quest’ultima forma sostituisce, per l’infinito futuro ,l’altra: si può usare cioè o futurum- am-um esse o fore)

COMUNICATE QUANTO SCRITTO ANCHE A CHI NON PUO’ ANDARE SU INTERNET, PER FAVORE ( Noemi ed Ilenia tra quelle che ricordo).

Grazie, a domani.

Ecco alcuni esempi di infinitiva

SCHEMA

dico         che tu sei buono                 contemporaneo      — infinito presente

dico         che tu eri/sei stato/fosti buono         anteriore  — infinito perfetto

dico         che tu sarai buono               posteriore        — infinito futuro

dicevo,dissi,ho detto       che tu eri buono    contemporaneo — inf.pres.

dicevo,dissi,ho detto       che tu eri stato buono         anteriore  — inf. perf.

dicevo,dissi,ho detto       che tu saresti stato buono        posteriore — inf. fut.

LE PROPOSIZIONI INFINITIVE ESPRESSE MEDIANTE L’INFINITO PRESENTE

-Dico Lucium errare,”Dico che Lucio sbaglia”;Lucio sbaglia nel momento in cui io lo dico;

-Dicebam Lucium errare,”Dicevo che Lucio sbagliava(stava sbagliando”);Lucio sbagliava nel momento in cui io lo dicevo(le due azioni sono contemporanee anche se si svolgono nel passato);

-Consulem esse Romae puto,”Credo che il console sia a Roma”;il console si trova a Roma nel momento in cui io lo credo;

-Consulem esse Romae putabam,”Credevo che il console fosse a Roma”;il console si trovava a Roma nel momento in cui io lo credevo;

-Consulem esse Romae putabo,”Crederò che il console sarà a Roma”;il console si troverà a Roma nel momento in cui io lo crederò.

L’INFINITO PERFETTO ATTIVO

-Puto puerum bonum fuisse,”Penso che il ragazzo sia stato buono”;

-Putabam puerum bonum fuisse,”Pensavo che il ragazzo fosse stato buono”;

-Putabo puerum bonum fuisse,”Penserò che il ragazzo sarà stato buono”;

-Constat legatum Romam pervenisse,“Si sa che l’ambasciatore è arrivato a Roma”;

-Constabat legatum Romam pervenisse,”Si sapeva che l’ambasciatore era arrivato a Roma”;

-Constabit legatum Romam pervenisse,”Si saprà che l’ambasciatore sarà arrivato a Roma”;

Quando il soggetto dalla proposizione infinitiva è il medesimo della reggente,l’infinito perfetto si traduce in italiano con l’infinito passato preceduto dalla preposizione di:

-Lucius dicit se sincerum fuisse,”Lucio dice di essere stato sincero”;

-Lucius dixit se sincerum fuisse,”Lucio disse di essere stato sincero “;

-Lucius dicet se sincerum fuisse;”Lucio dirà di essere stato sincero”.

L’INFINITO PERFETTO PASSIVO

-Dico puerum laudatum esse,”Dico che il ragazzo è stato lodato”; Dicebam puerum laudatum esse,”Dicevo che il ragazzo era stato lodato”;

-Dico puellam laudatam esse“,Dico che la ragazza è stata lodata”;Dicebam puellam laudatam esse,”Dicevo che la ragazza è stata lodata”;

L’INFINITO FUTURO ATTIVO

-Puto puerum futurum esse/fore bonum,”Penso che il bambino sarà buono”;

-Scio amicos venturos esse cras,”So che gli amici verranno domani”;

-Putabam puerum futurum esse/fore bonum,”Pensavo che il bambino sarebbe stato buono”;

-Putabam discordias noxias futuras esse/fore,”Pensavo che le discordie sarebbero state nocive”;

-Sciebam amicos venturos esse cras,”Sapevo che gli amici sarebbero venuti l’indomani”;

-Constabat legatum Romam perventurum esse,”Si sapeva che l’ambasciatore sarebbe arrivato a Roma”;

-Necesse erat vos celeriter perventuros esse,”Era necessario che voi arrivaste presto”;

-Lucius dixit se sincerum futurum esse/fore,”Lucio disse che sarebbe stato sincero”.

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Commento al sonetto “In morte del fratello Giovanni” di U.Foscolo

Esercizi d’analisi

Lavoro di produzione

1. Le figure retoriche del significato:

pietra è una metonimia ( la materia per l’oggetto), sta ad indicare la tomba, simbolo qui di quella “corrispondenza d’amorosi sensi” di cui Foscolo scriverà nei “Sepolcri”: la tomba è qui il  luogo degli affetti familiari, dove la madre parla al figlio morto del figlio lontano.

il fior…caduto: metafora. E’ un’immagine che risale agli autori classici, quella di assimilare la giovinezza ad un fiore. Spiegazione: la tua morte avvenuta nel fiore della tua giovinezza.

suo dì tardo traendo: dì è una sineddoche ad indicare l’età ( una parte per il tutto). Si può anche intendere “trascinando stancamente i suoi giorni, a causa del dolore”, oltre che trascinando faticosamente la sua vita di persona ormai vecchia”.

cenere muto:metonimia / è il mutam cinerem di Catullo. Ancora la tomba centro di affetti, luogo di ricordi. L’espressione è in rapporto di parallelismo con ossa mie, l’una riferita al fratello, l’altra al  Foscolo, ambedue in relazione con la figura della madre.

ossa mie: metonimia , ad indicare il corpo del poeta una volta morto.

i miei tetti: sineddoche( la parte per il tutto), la patria, altro elemento della cosiddetta “religione delle illusioni” di Foscolo. si tratta di quei valori, di quegli ideali quali l’amore, la gloria, la virtù, l’eroismo, l’amore, che la ragione riconosce come inevitabilmente finiti, ma che il cuore non si rassegna a ritenere tali.

le palme: metonimia per braccia.

gli avversi Numi: metonimia per destino, sorte avversa.

tempesta-quiete: parallelismo metaforico. La tempesta sono gli affanni e le preoccupazioni della vita; la quiete è quella della morte.

cure-viver/porto-quiete……viver-tuo/tuo-porto: doppio chiasmo.

e prego anch’io nel tuo porto quiete: metafora E prego anch’io di torvare riposo nel porto della moret dove tu sei approdato.La morte è vista come un porto in cui l’uomo trova rifugio dalla tempesta.

2.Il poeta  spera un giorno di poter pregare sulla tomba del fratello, ma  tale illusione si rivela ben presto assai remota, in quanto è l’esilio il suo destino; unica possibilità di ricongiungimento con i suoi cari, all’indomani della morte in terra straniera, un gesto di pietà di genti straniere.

3. Metro: sonetto di endecasillabi rimati ABAB ABAB CDC CDC

Enjambement: fuggendo/di gente in gente;seduto/su la tua pietra;gemendo/il fior; secrete/cure.

4.Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem.
Quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum.
Heu miser indigne frater adempte mihi,
nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

Il modello del sonetto è sicuramente il carme CI di Catullo, del quale Foscolo ripropone diverse espressioni, ma le differenze sono notevoli: in Foscolo c’è l’identificazione e il parallelismo tra il poeta ed il fratello; in Catullo poi troviamo le offerte funebri fatte sulla tomba , mentre nel sonetto foscoliano è presente il lamento per l’impossibilità di piangere sulla tomba.

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Nessuno è schiavo per natura

O mio Lucilio, quello che tu chiami servo ha l’origine prima dalla nostra medesima natura, similmente respira, similmente vive, similmente muore. Tu oggi sei libero, ma domani potrai essere schiavo! La fortuna ha declassato a causa di guerre civili molti di nascita nobilissima: ora disprezzi il servo, nella condizione del quale anche tu, che lo disprezzi , puoi trovarti( un giorno). Il mio insegnamento è chiaro: vivrai sempre con il tuo servo umanamente. ” Ma io-tu dici-non ho alcun padrone”. Forse lo avrai. Vivrai con il tuo servo con clemenza, lietamente anche, e lo ammetterai nella tua conversazione e nella tua riunione e nel banchetto. ” Tu- dici titubante- condurrò i servi alla mia mensa?” Non più che i rimanenti uomini liberi. Alcuni servi che ne sono degni ceneranno con te, altri che ne saranno degni. Perchè, o mio Lucilio, cerchiamo un amico soltanto nel foro e nella curia? Con zelo lo troverai presso di te. “E’ un  servo”, dici? . Ma può essere che ha l’animo libero e come si conviene ad un uomo.

(da Seneca)

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Un saluto agli studenti della scuola media “Ricciotti” di Frosinone.

Un saluto a tutti gli attuali studenti della scuola media e un pensiero particolare ai futuri allievi del Liceo- ginnasio “N.Turriziani” di Frosinone.

Per chi volesse altre informazioni, ecco l’indirizzo web del Liceo:

http://liceoclassico.fr.it  

Ad maiora.

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Il modello è la realtà? La conoscenza come costruzione.

Il modello è la realtà? di Stefano Cipolla    (presentazione in .ppt)

 

Percorso d’esame a.s.2005/2006 di Stefano Cipolla

 

Fino a che punto i vari modelli, elaborati sulla base delle percezioni empiriche, sono attendibili come spiegazione ultima del reale? I nostri modi di percepire il reale sono gnoseologicamente validi o potremmo non percepire il reale come effettivamente è?

Nell’era dei computers, della genetica e delle grandi imprese spaziali la domanda sull’essenza dell’uomo e sui suoi rapporti conoscitivi con la natura è ancora al centro di ogni ricerca.

Nel ‘900 si assiste ad un progressivo allontanamento dall’ottimismo positivista, per raggiungere posizioni di aperta critica o di negazione della cultura precedente. L’irrazionalismo, dilagante nella cultura filosofica di questo secolo si concretizza nella critica della certezza scientifica, intesa come pretesa di spiegare ogni realtà, compreso l’uomo, in senso deterministico. Si fa strada l’idea che i concetti, le categorie, le leggi scientifiche, più che rivelare l’essenza ultima e vera delle cose, siano utili astrazioni concettuali, convenzioni operative che aiutano a prevedere il comportamento generale di alcuni fenomeni dell’esperienza concreta.

 Un’ipotesi quanto mai fantasiosa ci rappresenta come frutto di un sogno di una fantomatica divinità. Giungiamo seguendo questa linea interpretativa alla constatazione della nostra non esistenza. C’è invece chi ha posto questa esistenza come assioma del proprio sistema filosofico: cogito ergo sum ci ha detto Cartesio.

Possiamo affermare dunque che esiste un nostro essere al mondo, sogno o realtà che sia.

Il problema attorno a cui si sono esercitate le più grandi menti degli ultimi secoli, almeno a partire da Kant, è quello di verificare l’effettiva attendibilità dei risultati della conoscenza: questa, intesa come processo di catalogazione di un insieme di percezioni fenomeniche e di sistematizzazione di esse in un modello unitario, può rispecchiare veramente ciò che esiste?

Il modello è la realtà?

Sfogliando le ultime riviste scientifiche si parla ad esempio de “L’illusione della gravità”. Ecco un breve passo di un articolo di Juan Maldacena  tratto dalla rivista “Le scienze” che dimostra  come “la realtà potrebbe essere una questione di punti di vista”, e di come speculazioni filosofiche apparentemente astratte riguardano in verità realtà tanto comuni alla nostra esperienza quotidiana.

“ Anche la gravità sarebbe parte dell’illusione, una forza che non è presente nel mondo bidimensionale ma che si materializza con la comparsa illusoria della terza dimensione. In particolare, le teorie prevedono che il numero di dimensioni della realtà potrebbe essere una questione di punti di vista: i fisici potrebbero scegliere di descrivere la realtà come qualcosa che obbedisce a un certo insieme di leggi in tre dimensioni. In modo equivalente, potrebbero scegliere di descrivere la realtà come qualcosa che obbedisce a un diverso insieme di leggi che è adatto in due dimensioni. Nonostante le radicali differenze, entrambe le teorie descrivono tutto ciò che vediamo, e sono in accordo con i dati che possiamo raccogliere sul funzionamento dell’universo. E, quel che è peggio, non avremo modo di appurare quale teoria sia “realmente vera””.

Dal punto di vista epistemologico interessante in tal senso è la teoria falsificazionista di Popper, che  fonda la validità della conoscenza non sulla verificabilità ma sulla falsificabilità delle teorie scientifiche: le teorie sono vere finché i fatti lo consentono.

Dunque il Modello è la Realtà?

Fino a che punto i vari modelli elaborati sono attendibili come spiegazione ultima del reale? Oppure tutto è legato ai nostri modi di percepire il reale, per cui potremmo non percepire il reale come effettivamente è?

 

 

 

 

              

 

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Prima prova esami di stato,archivio anni precedenti

Segnalo il sito Educazione e scuola , diretto da Dario Cillo in cui trovare in archivio le prove di maturità degli anni precedenti ( fino al 2003/2004) , per la prima prova scritta: http://www.edscuola.it.

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